Domenica, Dicembre 17, 2017

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indennità disoccupazioneLe cosiddette misure di sostegno al reddito per coloro che abbiano perso la propria occupazione, costituiscono un problema che in Italia è dibattuto da tempo.

Recentemente queste misure sono state proposte in modo trasversale, seppur sotto varie forme, da tutte le forze politiche, che si accingono ad introdurle nei rispettivi programmi.

Al momento il sistema in vigore è quello introdotto da uno dei decreti attuativi della legge delega sulla riforma del mercato del lavoro e sulla disciplina dei licenziamenti, il D. Lgs. n.22 del 4.03.2015, istitutivo della Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI). L'istituto prende il nome da quello denominato in modo quasi identico (AspI – Assicurazione Sociale per l'Impiego), a sua volta varato nel 2012 in sostituzione della tradizionale indennità di disoccupazione, ampliandone in taluni casi l'applicazione.

Oggi possono beneficiare della NASpI tutti i lavoratori dipendenti che abbiano perso involontariamente la propria occupazione, ivi inclusi gli apprendisti, i soci lavoratori delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato, il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato ed i dipendenti a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni. Sono invece esclusi dall'applicazione della nuova assicurazione per l'impiego i dipendenti delle PP.AA. a tempo indeterminato, gli operai agricoli - con contratto a termine o a tempo indeterminato - i lavoratori extracomunitari stagionali e tutti i destinatari di trattamento pensionistico diretto.

E' chiaro che debba trattarsi di disoccupati con caratteristiche ben delineate dall'art. 1, comma 2, D. Lgs. n. 181/2000, ossia di soggetti privi di lavoro, immediatamente disponibili allo svolgimento ed alla ricerca di un'attività lavorativa, secondo modalità definite con i servizi competenti. Presupposti oggettivi per il godimento del trattamento di cui si discute sono uno stato di disoccupazione involontario o anche, ma in casi specifici, non involontario, una durata minima del rapporto di lavoro ed un ammontare minimo di contribuzioni versate.

Per “stato di disoccupazione involontario” deve intendersi la cessazione del rapporto di lavoro ascrivibile a licenziamento, a prescindere dalla motivazione per la quale lo stesso è stato irrogato. E' altresì ammessa la fruizione della NASpI nelle ipotesi di dimissioni presentate dal lavoratore per giusta causa, qualora si siano verificati, ad esempio, reiterati inadempimenti del datore nel pagamento delle retribuzioni, atteggiamenti discriminatori, mobbing, molestie sessuali ecc., ovvero - limitatamente alle donne - nei casi di dimissioni presentate durante il periodo “protetto” per effetto della disciplina a tutela delle lavoratrici madri (dal 300° giorno antecedente la data presunta del parto, fino al compimento del primo anno di età del bambino).

Possono inoltre percepire l'indennità i lavoratori che abbiano risolto consensualmente il rapporto per effetto di accordo stipulato avanti la Direzione Territoriale del Lavoro, a seguito della speciale procedura prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, di cui all'art. 7 L. n. 604/1966, come modificato dalla L. n. 92/2012, nonché quelli che, a seguito di licenziamento, abbiano impugnato il provvedimento espulsivo, per poi accettare l'offerta conciliativa che sia stata formulata dal datore entro i termini di legge, ed – infine – i lavoratori che abbiano risulto consensualmente il rapporto di lavoro a seguito del rifiuto di subire un trasferimento presso una sede aziendale distante oltre 50 km dalla propria residenza o comunque raggiungibile in un tempo medio superiore ad 80 minuti.

Per quanto concerne i requisiti contributivi minimi richiesti, il lavoratore dovrà aver versato per lo meno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione ed aver lavorato per almeno 30 giorni consecutivi nei 12 mesi precedenti il periodo medesimo.

Non possono quindi aspirare alla NASpI i dipendenti che abbiano risolto consensualmente il rapporto di lavoro nei casi e con formalità diverse da quelle appena descritte di cui al novellato art. 7 L. n. 604/1966 e tutti quelli le cui dimissioni non rientrino nelle ipotesi di giusta causa: in proposito, l'INPS ha da tempo stilato un elenco di quelle ricomprese in tale novero, con propria circolare del 2003, in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 269/2002.

In caso di dimissioni per giusta causa, peraltro, il lavoratore dovrà presentare, a corredo della domanda, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà dalla quale risulti la volontà di tutelare giurisdizionalmente i propri diritti lesi, con l'impegno di comunicare all'INPS gli esiti delle iniziative che intende intraprendere. Invero, nell'eventualità in cui il giudice non dovesse riconoscere nella sentenza il requisito della giusta causa delle dimissioni, l'Istituto procederà al recupero forzato delle somme fino a quel momento erogate in favore dell'ex dipendente.

Roberta Romeo

Studio legale EGIDI
Via Lomellina n. 31 - MILANO -
Tel. 02.28381582

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