Domenica, Dicembre 17, 2017

la voce

dormire sul lavoroSembrerà quasi ridicolo, ma negli ultimi anni si è registrato un numero piuttosto alto di casi in cui un dipendente si sia letteralmente addormentato sul posto di lavoro.

A dir la verità è capitato a tutti di avvertire una sensazione di piacevole torpore, magari subito dopo pranzo, nel luogo meno opportuno, ma se la spossatezza di pochi minuti diventasse l'occasione per schiacciare un vero e proprio pisolino, si potrebbero avere guai seri con il proprio superiore.

La Cassazione si è dunque trovata parecchie volte a dover decidere se la “pennichella” rappresentasse un inadempimento tanto grave da giustificare un provvedimento rigido come quello del licenziamento.

Naturalmente, superfluo sottolinearlo, nel corso del tempo si sono succedute diverse pronunce molto diverse tra loro. In linea generale, però, si possono evincere alcuni criteri chiave che qui di seguito si esporranno brevemente.

Innanzitutto, nell'ambito della valutazione circa la proporzionalità di una sanzione come il licenziamento rispetto al contegno tenuto dal lavoratore, occorre inevitabilmente considerare la natura delle mansioni svolte da quest'ultimo. E' infatti chiaro che sia connotato da un differente livello di gravità il sonnellino di chi sia addetto alla fatturazione o al centralino in un'azienda e di chi invece ricopra un ruolo strettamente connesso all'incolumità altrui, come un controllore del traffico aereo.

In secondo luogo è necessario appurare se sia stato un episodio isolato o meno e se il lavoratore abbia agito intenzionalmente – per esempio premurandosi di chiedere ad un collega di coprire il fattaccio, consentendogli di riposare un'oretta – oppure non sia ravvisabile volontarietà.

Da ultimo, la Suprema Corte ha chiarito che il licenziamento dovuto al sonno sul luogo di lavoro, sebbene - se ritenuto legittimo - non necessiti di congruo preavviso, debba essere comunque anticipato da una formale contestazione del dato datore, in modo che non venga leso il diritto di difesa del dipendente, il quale può anche avvalersi di un legale per stilare le proprie giustificazioni nei termini di legge.

Quanto all'eccezione che spesso è stata sollevata dal lavoratore “pizzicato” a dormire e concernente la mancata indicazione, all'interno del codice disciplinare obbligatoriamente affisso in azienda, del divieto di assopirsi, pena il licenziamento, gli Ermellini hanno stabilito in maniera abbastanza tombale che sia totalmente infondata.

Trattasi infatti del “minimo etico”, talmente logico da non dover essere espressamente inserito tra le regole cui si devono attenere tutti i componenti dell'organigramma aziendale.

Roberta Romeo

Studio legale EGIDI
Via Lomellina n. 31 - Milano -
Tel. 02.28381582

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