Giovedì, Febbraio 22, 2018

la voce

indennizzo assicurativoQuest'oggi la nostra rubrica giuridica affronterà un tema piuttosto peculiare, ossia l'esclusione dei benefici derivanti dal contratto di assicurazione obbligatoria per taluni soggetti indicati dall'art. 129 del Codice delle assicurazioni private.

La norma poc'anzi citata chiarisce come non abbia diritto al risarcimento dei danni il conducente del veicolo responsabile del sinistro in questione, nonché – questa volta con riferimento solo ai danni provocati alle cose – alcune persone legate a quest'ultimo in quanto non considerate terze rispetto al rapporto contrattuale tra l'assicurato e la propria compagnia.

Nello specifico, la legge indica il coniuge non legalmente separato, il convivente more uxorio, gli ascendenti o i discendenti legittimi, naturali o adottivi dell'assicurato che abbia provocato il sinistro o i loro affiliati, parenti e affini entro il terzo grado, quando convivano con essi o siano a loro carico.

Al di là del fatto che sul punto, stante l'interpretazione non univoca del testo normativo, sia intervenuta la Cassazione, che con sentenza n. 19796 del 2013 ha chiarito che la convivenza e il mantenimento siano dalla disposizione riferiti unicamente agli affiliati dell'assicurato a agli altri suoi parenti ed affini fino al terzo grado, e non invece agli altri soggetti (come ad esempio i discendenti, esclusi a priori dalla possibilità di essere risarciti per i danni alle cose), in questa sede ciò che interessa riguarda in particolare un diverso aspetto.

L'art 129, infatti, stabilisce altresì che non possano usufruire dei vantaggi derivanti dal contratto di assicurazione stipulato con il danneggiante anche i soggetti indicati nell'art. 2054 c.c e nell'art. 91 C.d.s. (di cui si disquisirà in altra occasione) e, da ultimo, qualora l'assicurato sia una società, i soci a responsabilità illimitata e le persone che si trovino con questi nei rapporti indicati dalla precedente lettera della medesima norma.

Ciò vale a dire che se un veicolo di cui risulta proprietà una società danneggiasse un veicolo appartenente ad uno dei soci illimitatamente responsabili, non vi sarebbe terzietà tra le parti, in quanto il socio, in generale, non è mai terzo rispetto alle obbligazioni sociali. Orbene, nel 2015, con sentenza n. 14649, il Tribunale di Milano si è espresso circa un caso concreto in cui la situazione era completamente rovesciata: il veicolo danneggiante era di proprietà di uno dei soci a responsabilità illimitata di una società in nome collettivo, che stavolta si costituiva in qualità di soggetto danneggiato.

Ci si è chiesti se l'art. 129 del Codice delle assicurazioni private, il cui contenuto è stato già ampiamente illustrato, desse per scontata la reciprocità del rapporto di terzietà; in poche parole, la questione giuridica verteva sulla possibilità, ragionando per analogia, di escludere la possibilità di richiedere il risarcimento per i danni alle cose anche nell'ipotesi in cui il socio illimitatamente responsabile ricoprisse il ruolo di danneggiante e non di danneggiato.

L'organo giudicante - giustamente almeno secondo chi scrive – ha ritenuto tassativo l'elenco contenuto nella disposizione analizzata, che non menziona affatto (né permette un'interpretazione analogica) il caso in cui l'assicurato danneggiante sia socio e il danneggiato la società.

Coerentemente con quanto finora esposto la pronuncia del Tribunale meneghino, riformando totalmente la sentenza di primo grado del Giudice di Pace, ha condannato la compagnia, in solido con il suo assicurato, al pagamento in favore della società appellante di un indennizzo per tutti i danni subiti, oltre alle spese legali.

Roberta Romeo

Studio legale EGIDI
Via Lomellina, 31 - MILANO -
Tel. 02.28381582

comments

CULTURA

RICETTE

MISTERI

FASHION