Giovedì, Febbraio 22, 2018

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AFFARI LEGALI. Ora che ho divorziato quanto devo aspettare per risposarmi?Al giorno d'oggi non è affatto inconsueto che dopo il fallimento di un matrimonio si opti, malgrado l'impatto emotivo di questa esperienza, per sposarsi una seconda volta. Non è però così chiaro a tutti che ci si debba, anche in questo caso, attenere ad alcune, semplicissime regole.

Per contrarre nuovamente matrimonio occorre infatti che la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del primo legame passi in giudicato – rendendone quindi impossibile l'impugnazione – e perché ciò avvenga devono trascorrere sei mesi dalla sua pubblicazione.

E' però possibile per i coniugi, qualora si vogliano accelerare i tempi ed ovviare a tale ostacolo, far recepire dal giudice, nel verbale di udienza, la reciproca rinuncia ai termini per l'impugnazione, così come si può, se detta intenzione non è stata inserita nel verbale, prestare acquiescenza alla sentenza con una dichiarazione scritta da depositare in cancelleria.

Solamente dopo il passaggio in giudicato, il comune nel quale le nozze in questione erano state celebrate ha l'onere di provvedere alla rituale annotazione a margine dell'atto di matrimonio, formalità questa che di norma viene espletata entro un mesetto e che risulta fondamentale affinché le parti riacquistino lo stato libero.

Con riguardo al divieto temporaneo di nuove nozze, bisogna prestare attenzione all'art. 89 c.c., secondo cui la donna “non può contrarre matrimonio, se non dopo trecento giorni dallo scioglimento, dall'annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio”.

Sono espressamente esclusi dal divieto appena citato tutti i casi in cui sia passata in giudicato la sentenza di separazione giudiziale fra i coniugi, sia stata omologata la separazione consensuale, il matrimonio non sia stato consumato o sia stato dichiarato nullo per impotenza o accertata incapacità di generare da parte di uno dei coniugi.

Il “lutto vedovile”, che a molti pare assurdo e anacronistico, venne previsto nel codice civile proprio per fugare qualsivoglia dubbio circa la paternità di un bambino venuto alla luce nell'arco dei famosi trecento giorni, posto che in forza dell'art. 231 c.c. si presume che il marito sia il padre del figlio nato in costanza di matrimonio.

Nell'ipotesi in cui detta norma venga violata, la donna che contrae il nuovo matrimonio ed il suo novello sposo verranno sanzionati con una, seppur irrisoria, sanzione amministrativa.

Potrebbe paradossalmente accadere, ora che sono vigenti le norme relative al “divorzio breve”, che una donna possa ottenere il divorzio appena dopo sei mesi dalla separazione legale e se l'iter si rivela veloce, prima che siano passati trecento giorni dalla separazione, motivo per il quale potrebbe esservi un giustificato diniego dell'ufficiale di stato civile di accettare le pubblicazione del nuovo matrimonio, quanto meno finché non sia passato il tempo richiesto dalla legge.

Roberta Romeo

Studio legale EGIDI
Via Lomellina n.31 - Milano
Tel. 02.28381582

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