Mercoledì, Ottobre 17, 2018

la voce

cambio assegniIn un contesto economico così sfavorevole come quello dell'ultimo decennio, non è affatto raro che il beneficiario di un assegno si rechi in banca per ottenerne immediatamente il pagamento.

In questo modo, infatti, si mira a realizzare subito la cifra di cui si è creditori, evitando di attendere i tempi tecnici che un eventuale deposito sul proprio conto corrente richiederebbe. Il problema sta nel fatto che, sempre più spesso, alcuni istituti di credito dichiarino di non aderire a questa prassi e sostanzialmente rifiutino di cambiare gli assegni, scatenando rabbia e sconforto negli sfortunati possessori che magari avevano urgenza di incassare del denaro contante.

Tanto in giurisprudenza, quanto in dottrina, si è affrontato a più riprese questo delicato tema, giungendo alla conclusione che non sia configurabile un preciso obbligo della banca alla cosiddetta “negoziazione del titolo”, avendo semmai l'istituto di credito la facoltà di farlo a sua discrezione, sempre con le dovute cautele e dopo aver opportunamente identificato il beneficiario.

Invero, la Suprema Corte ha chiarito come “la convenzione di assegno, consistente nel mandato conferito alla banca dal titolare del conto corrente, ad effettuare i pagamenti che il medesimo dispone mediante l'emissione di assegni - con i quali il correntista-traente promette al prenditore e contestualmente ordina alla banca trattaria il pagamento - quest'ultima non assuma alcuna obbligazione verso il prenditore, ma presti per il traente un servizio di cassa, svolgendo per ogni emissione di assegni, funzioni di delegato passivo”.

Alla luce dei rilievi appena esposti, appare dunque chiaro che il soggetto a cui dovesse essere espresso il diniego a negoziare un assegno, non abbia assolutamente il diritto di pretendere una diversa condotta da parte del funzionario della banca, magari adducendo la giustificazione di non essere titolare di un conto corrente, potendo invece solo limitarsi ad esporre le proprie problematiche in modo da ottenere bonariamente il cambio in questione.

Se da una parte è pacifico il principio dell'insussistenza di un'obbligazione cambiaria a carico della banca trattaria in favore del portatore di un assegno, dall'altra è pur vero che l'istituto di credito abbia una responsabilità contrattuale, ma nei confronti del proprio correntista, unico soggetto legittimato ad agire per il risarcimento - in forza della convenzione di assegno - in caso si verifichi un rifiuto ingiustificato di pagamento, malgrado sul conto di chi abbia emesso il titolo vi fossero sufficienti provviste.

Roberta Romeo

Studio Legale EGIDI

Via Lomellina n.31 – MILANO -

Tel. 02.28381582

comments

CULTURA

RICETTE

MISTERI

FASHION