Venerdì, Agosto 17, 2018

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AFFARI LEGALI. Esercizio arbitrario ed estorsione. E' chiaro il discrimine?Tempo fa questa rubrica si è soffermata sull'analisi dei delitti di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e di estorsione, previsti rispettivamente dagli artt. 393 e 629 c.p.

Invero, il discrimine fra le due fattispecie di reato ora richiamate, ben lungi dal coincidere nella mera materialità del fatto, che trova estrinsecazione per entrambi nella condotta violenta o minacciosa volta ad ottenere comunque un utile, è rinvenibile, secondo l'orientamento giurisprudenziale e dottrinario prevalente, nella natura di tale utilità conseguita dall'agente, che nella pretesa estorsiva si configura come ingiusta, mentre nell'esercizio arbitrario è di per sé lecita, in quanto astrattamente tutelabile dinnanzi all'Autorità Giudiziaria.

La distinzione di cui si discute affonda sostanzialmente le proprie radici nell'elemento psicologico, ossia nell'intenzionalità o meno di trarre un ingiusto vantaggio tenendo un determinato contegno; un orientamento minoritario, invece, fonda detta differenziazione sull'intensità della condotta prevaricatrice, infatti negli articoli di “Affari legali” scritti a suo tempo è stata citata una sentenza della Cassazione in cui si chiariva che anche nelle ipotesi in cui la violenza o la minaccia siano attuate al fine di veder realizzato un interesse meritevole di tutela da parte del nostro ordinamento, il fatto non può essere inquadrato nel più blando reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni - ricadendo invece nell'estorsione - se la condotta dell'agente appaia palesemente gratuita o comunque sproporzionata.

Tuttavia, questa presunzione non può e non deve, secondo molti giuristi e a parere di chi scrive, essere considerata come assoluta: se ogni condotta sproporzionata (e quindi compressiva della libertà di autodeterminazione della persona offesa) si debba ritenere sintomatica di una volontà estorsiva, allora non si spiegherebbe il motivo per il quale il Legislatore abbia contemplato un'aggravante speciale per il delitto di esercizio arbitrario.

Infatti il comma 3 dell'art. 393 c.p. prevede un aumento di pena se la violenza o la minaccia è commessa con armi, comportamento che difficilmente può non essere qualificato come sproporzionato, rendendo di conseguenza l'argomentazione della stessa Suprema Corte francamente discutibile.

Roberta Romeo

Studio legale EGIDI

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Tel. 02.28381582

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