Martedì, Novembre 21, 2017

strage capaci dna donnaLa strage di Capaci, dove il 23 maggio del 1992 persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, torna a far parlare di sé con nuove rivelazioni date da strumenti investigativi avveniristici. La Procura di Caltanisetta, impiegandoli, ha rilevato tracce di un DNA che corrisponderebbero a due soggetti diversi da quelli già identificati. Si tratta di un uomo, ma ancor più di una donna. Le tracce sono state trovati su alcuni reperti che ai tempi erano stati raccolti dalla Polizia Scientifica sul luogo della strage. A rivelarlo, un articolo pubblicato dal quotidiano, ‘La Repubblica’.

I reperti, catalogati come ‘4A’ e ‘4B’, sono costituiti da un paio di guanti in lattice, recuperati a 63 metri dal punto dell’esplosione. Inoltre, da una torcia elettrica e da un tubetto di mastice. Da allora, giacevano in un armadio della Procura nissena, “blindati” in un armadio, dentro due buste sigillate. I magistrati li hanno consegnati a Nicoletta Resta, docente di Genetica presso l’Università di Bari che ne ha tratto le tracce di DNA, con la collaborazione della Polizia Scientifica di Roma. La consulenza tecnica è stata allegata agli atti del processo bis sulla strage ed afferma che “i risultati mostrano chiaramente un profilo misto derivante da almeno tre individui diversi dove però la componente attribuibile ad uno o più soggetti di sesso femminile risulta essere maggiormente rappresentata”.

Per molti versi, la figura della donna presente nei luoghi delle stragi, non una novità assoluta. Ne era convinto anche il Segretario generale del Cesis, il coordinamento dei Servizi segreti che ne parlò in riferimento alle bombe piazzate dalla mafia nel 1993 a Roma, Milano e Firenze. Esisterebbero identikit “ricostruiti dalle testimonianze, che riguardano due uomini e una donna”. La donna viene descritta come “una bionda sui 25 anni”, mentre l’uomo ne avrebbe avuti una trentina. Stando alla testimonianza, “la donna poteva anche portare una parrucca”.

L’avvocato Salvatore Petronio, legale del boss Lorenzo Tinnirello, afferma: “Da anni sostenevamo che ci fu un doppio cantiere a Capaci. I mafiosi, da soli, non erano in rado di organizzare un’operazione militare come quella della strage di Capaci. C’erano di sicuro soggetti esterni a Cosa Nostra”. Questa tesi però, non è stata reputata plausibile dalla Corte d’Assise del processo bis, basato sulle affermazioni del pentito Gaspare Spatuzza.

Certo è che la Procura di Caltanisetta non intende mollare: “Abbiamo in programma un fitto calendario di cose da fare”, ha affermato il Procuratore Amedeo Bertone che, unitamente con i procuratori aggiunti, Lia Sava e Gabriele Paci, oltre al PM Stefano Luciani, lavorano su ulteriori accertamenti.

Antonio Marino

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