Martedì, Novembre 21, 2017

italia qualificazioni mondiali 2018Il misfatto è compiuto: l'Italia guarderà in poltrona il Mondiale di Russia della prossima estate. Non succedeva da sessant'anni. Agli Azzurri non è bastata la spinta degli oltre 70.000 di San Siro per avere ragione della Svezia, che ha difeso lo 0-0 dalle generose ma disordinate incursioni italiane e ha ottenuto con merito il pass per la rassegna mondiale.

I cambiamenti di formazione apportati da Ventura rispetto a venerdì scorso vengono confermati: in campo Florenzi, Jorginho e Gabbiadini; fuori lo squalificato Verratti, De Rossi e Belotti. Il gioco tuttavia latita e un po' di orgoglio emerge solo nell'ultimo quarto d'ora del primo tempo, quando Candreva, Immobile e Florenzi devono strozzare un'esultanza che già sembrava concreta. Nella ripresa, il leitmotiv non cambia, con l'Italia che prova a sfondare, ma sembra più chiedersi se lassù qualcuno la ami, che credere che quaggiù qualcosa possa cambiare. E infatti, ancora Florenzi lambisce il palo, la traversa grazia gli svedesi (Lustig vicino all'autogol) ed El Sharaawy (subentrato insieme a Belotti, cui successivamente si aggiunge Bernardeschi) viene fermato da Olsen.

Italia-Svezia, in fondo, è tutta qui. E poco conta lo scadente arbitraggio dello spagnolo Lahoz, che nega rigori a destra e a manca, danneggiando tutti e nessuno. La ricerca del colpevole, disciplina in cui gli italiani storicamente eccellono, questa volta non presenta gli intrighi di un giallo di Agatha Christie; il dito è puntato senza incertezze verso Giampiero Ventura che, con tutta probabilità, già nelle prossime ore svestirà i panni dell'allenatore della Nazionale. È impossibile non ribadire come il gruppo (certamente non il migliore degli ultimi anni dal punto di vista tecnico, ma altrettanto certamente non così modesto come è apparso negli ultimi tre mesi) si sia espresso riflettendo l'atteggiamento di un tecnico caratterialmente insipido e tatticamente disorientato; in fondo, non più di un anno e mezzo fa ci esprimevamo in termini ben diversi dopo l'amara eliminazione ai rigori contro la Germania. E sette dei giocatori in campo ieri, erano in campo anche quella sera all'Europeo.

Smaltita l'amarezza e digerita la prospettiva di un inizio d'estate che ci vedrà impegnati a guardar giocare gli altri, sarà tempo di ricostruzione. In questo senso, forse, non tutti i mali vengono per nuocere; l'Italia è un paese ancorato alle tradizioni e poco incline al cambiamento, aspetto che forse ha impedito alla dirigenza federale di procedere per gradi e di sostituire pian piano senatori che già in Azzurro avevano dato tutto. Ora, l'impatto derivante dalla mancata qualificazione non consente di rinviare ulteriormente la necessaria tabula rasa. Buffon, Barzagli e De Rossi, tre campioni del mondo cui si deve eterna gratitudine, sono probabilmente giunti ai titoli di coda e con il loro saluto si viene a spezzare quel filo che ancora, e per troppo tempo, ha tenuto legato il calcio italiano a quella notte di luglio di undici anni fa.

È tempo di ripartire. Con pazienza e competenza, traendo esempio dal modello tedesco, che proprio a seguito della sconfitta di Dortmund contro l'Italia nella semifinale mondiale del 2006, diede il via alla propria resurrezione. Oggi è un altro giorno, il primo del nuovo corso, che per forza di cose deve esserci, per evitare che fra due anni, dopo l'astinenza dal Mondiale, l'Italia calcistica debba ingoiare anche quella dall'Europeo del 2020.

Gigi Bria

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