milanSembra trascorso un secolo da quando, alla fine del mercato estivo, il Milan veniva accreditato da più parti (benché tutt'altro che unanimemente) come una delle candidate, se non allo scudetto, quanto meno ad una lotta serrata per l'ingresso tra le quattro squadre qualificate alla Champions League dell'anno prossimo. Dopo un girone di andata chiuso a metà classifica e con un numero di gol subiti superiore a quello dei gol segnati (ad oggi, dopo la risicata vittoria per 1-0 contro il Crotone nella prima di ritorno, 27 contro 25) lo scenario non può che dirsi drasticamente mutato.

Il Milan ha infatti pagato a caro prezzo anche sul campo un'estate dispendiosa dal punto di vista finanziario e fin troppo gridata sotto il profilo mediatico. Gli acquisti effettuati solo qualche mese fa (tutti, dal primo all'ultimo) non hanno reso in misura proporzionata rispetto alle aspettative generate, al costo dei loro cartellini e all'ammontare dei loro ingaggi. Bonucci, "strappato" alla Juventus a suon di milioni e subito fregiato della fascia di capitano e del numero di maglia a lui gradito (con buona pace di Montolivo sul primo punto e di Kessié sul secondo) si è rivelato meno puntuale di quanto lo si ricordasse in bianconero, dopo essere rimasto orfano della protezione di Barzagli e Chiellini.

Musacchio e Borini, inizialmente lanciati come titolari, ma in verità non più che affidabili riserve, hanno visto pian piano assottigliarsi il proprio minutaggio. Rodriguez e Kessié, dopo un inizio promettente, si sono progressivamente involuti, mentre Calhanoglu, Biglia e Kalinic sono apparsi regolarmente spaesati, oltre che ben lontani dal rendimento fornito nelle stagioni precedenti; André Silva, prolifico in Europa contro avversari non certo di primo piano, è invece apparso leggero come un fuscello in campionato, dove pure non figurano più i centrali arcigni di una volta alla Pietro Vierchowod, per intenderci. Deve invece, di fatto, ancora iniziare la stagione di Andrea Conti, fermato subito da un brutto infortunio al ginocchio e lentamente sulla via di un recupero che appare ormai prossimo.

Il deficitario rendimento del Milan non ha potuto che convogliare le responsabilità verso Vincenzo Montella, sollevato dall'incarico e rimpiazzato da Gennaro Gattuso. L'ex centrocampista rossonero ha accettato di sedere sulla panchina della squadra che lo rese grande, accollandosi il rischio che un andamento deludente sotto la sua guida potesse in qualche misura macchiare i bei ricordi lasciati negli anni all'interno della tifoseria. L'esordio in panchina (pareggio contro il Benevento, fino a quel momento a quota zero punti, al minuto 97, con gol del portiere avversario) sembrava dare corpo alla più oscura delle maledizioni e profetizzare un futuro tutt'altro che roseo.

Il paziente lavoro compiuto dall'allenatore calabrese si è dunque concentrato più sugli aspetti caratteriali, che tecnici, dei giocatori, riempiendo pian piano quel bicchiere che tuttavia ancora risulta essere mezzo vuoto. L'Europa (quella minore, non quella agognata in estate) è in fondo lì, a due punti. Il divario con le prime cinque della classe appare invece ancora incolmabile; non è un caso, infatti, che i rossoneri siano usciti sempre sconfitti negli scontri diretti in campionato e la gioia per la vittoria ai supplementari in Coppa Italia contro l'Inter trova una possibile giustificazione proprio in questa consapevolezza.

Le critiche alla gestione di Gattuso, in ogni caso, non mancano; Berlusconi, ancora affettivamente legato al club nonostante la recente cessione della società, ha paternamente tirato le orecchie all'allenatore calabrese, ribadendo la propria storica posizione circa l'assetto offensivo del Milan, che a suo dire non può prescindere dalle due punte, e confessando come l'attuale gioco dei rossoneri gli procuri un autentico mal di stomaco. Un modo come un altro per augurare un buon compleanno a Gattuso, che ieri ha spento 40 candeline.

Gigi Bria