Francesca TestaEsattamente dieci anni fa, una parola cominciò a far parte usuale del nostro vocabolario. Una parola della quale avremmo fatto volentieri a meno: tsunami ovvero, maremoto. Fu uno tsunami di proporzioni raggelanti quello che distrusse le coste di tutto il Sud-Est asiatico producendo 550.000 vittime.

Una tragedia mai dimenticata che, al pari delle Torri Gemelle, lasciò un segno indelebile nella memoria di chi c’era, di chi ha vissuto quei momenti sul posto o dalle immagini televisive trasmesse dai telegiornali. Se nel primo caso fummo traumatizzati dall’aberrazione dell’uomo, nel secondo, a cristallizzarci fu la forza della natura.

La vita spesso ci riserva incontri dai quali usciamo arricchiti dentro ed uno di questi lo ebbi qualche anno fa con Francesca Testa che visse quello scenario di distruzione e morte proprio a Phi Phi Island, dove pensava di trascorrere qualche giorno di vacanza. Il destino per lei aveva in serbo qualcosa di profondamente diverso: qualcosa che la segnerà nell’anima, nella mente, nel corpo.

Francesca è una delle persone miracolosamente scampate alla morte pur avendo riportato serie ferite per le quali dovette intraprendere un lungo percorso di cure. Oggi, a dieci anni da quei momenti, Francesca ha deciso di rendere pubblica la sua esperienza, raccontandola in un libro: “Diario di bordo a mio padre”. Esatto, a suo padre che in questa vicenda assume un ruolo di fondamentale importanza. Francesca, infatti decise di partire per Phi Phi Island prima di Natale, cosa che suo padre non gradì molto. Per alleviare il dispiacere dell’uomo, Francesca gli promise una mail al giorno per raccontare la sua vacanza ma soprattutto per accorciare le distanze grazie alla tecnologia. Un vero e proprio diario di bordo ma quel carteggio, ad unica eccezione della mail datata 24 dicembre, non ebbe mai seguito. La risposta del padre alla sua unica mail, Francesca poté leggerla solo diversi mesi dopo, all’uscita dall’ospedale.

copertina libroIl libro è scritto con un ritmo veloce, come probabilmente sarebbero state scritte quelle mail quotidiane promesse e mai inviate.
E’ la storia del prima, del durante e del dopo. Vi sono contenuti i racconti del viaggio che portarono Francesca in quei luoghi, di cosa accadde quando l’onda assassina, quello spaventoso muro d’acqua la sorprese, travolgendola e sommergendola quasi fino a farla affogare e poi il suo salvataggio e quel che le si parò davanti, dopo… un dopo fatto di disperazione, feriti, soccorritori improvvisati ma non per questo, meno capaci dei professionisti: forse perché animati dall’unico elemento che sostiene l’essere umano in determinate circostanze: lo spirito di sopravvivenza. E poi il trasporto ed il ricovero in ospedale, le cure, la prima telefonata alla sua famiglia, l’intervento chirurgico ed il rientro in Italia.

La felicità di essere tornata in patria è però offuscata dal calvario di altri ricoveri, nuovi interventi e cure per evitare di subire l’amputazione di una gamba. Un calvario che durerà per quasi quattro anni.

Oggi, a non conoscere la sua storia, Francesca sembra quella che tutto sommato è: una giovane donna solare e con una gran voglia di fare, di vivere. Già, di vivere perché solo chi come lei, è stato a meno di un millimetro dalla morte, chi l’ha guardata veramente negli occhi può conoscere appieno l’autentico valore della vita.

A proposito di vita, Francesca è ben conscia del miracolo ricevuto e questa suo libro, il primo che ci auguriamo vorrà essere genitore di un lungo e fortunato percorso letterario, è edito dalla MG Editore. Il ricavato andrà a sostenere l’A.R.M.R. Onlus, l’Associazione per la Ricerca delle Malattie Rare. Francesca ha infatti rischiato di perdere la gamba a causa di un raro batterio che aveva infettato le ferite e che poté essere scoperto e messo in condizioni di non nuocerle, solo grazie alla ricerca.

Per dovere di completezza, vogliamo ricordare che il libro è stato patrocinato dalla Provincia di Milano e dalla Provincia di Bergamo – Assessorato Protezione Civile.

Antonio Marino