Domenica, Dicembre 17, 2017

trump gerusalemme capitalePoche le parole con cui Trump ha ufficializzato la storica decisione che ha designato Gerusalemme come sede dell’Ambasciata USA riconoscendola come capitale di Israele, “realtà storica e attuale”, ai sensi di una legge del 1995 la cui attuazione era stata finora rinviata: “è ora di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele; è l’inizio di un nuovo approccio al conflitto israelo-palestinese: Israele ha il diritto di scegliere la propria capitale”.

L’iniziativa di Trump lascia la Casa Bianca isolata nello scenario internazionale, salvo l’auspicio preoccupato della Gran Bretagna per una capitale condivisa di Israele e Palestina e il plauso da parte di Israele e del mondo ebraico.

Il Premier israeliano, impegnato in una conferenza diplomatica, è apparso soddisfatto di tale iniziativa che “riconosce l’identità storica e nazionale di Israele”, in un momento in cui “grazie alla tecnologia e alla prevenzione del terrorismo Israele sta estendendo i suoi rapporti in tutto il Medio Oriente ma non con l’Iran”, considerato un regime aggressivo che cerca le armi nucleari.

Entusiasti sono stati i commenti degli altri leaders politici israeliani così come gioiosa è l’attesa in tutto il mondo ebraico.

Israele ha comunque allertato le proprie forze di polizia per reagire ad ogni genere di sviluppo, tenuto conto dei tre giorni della Collera proclamati dai palestinesi, che reclamano Gerusalemme Est come propria capitale e hanno quindi definito la politica di Trump un ricatto, dando quindi luogo a manifestazioni di piazza a Gaza, durante le quali sono state bruciate bandiere americane e israeliane.

Sempre i Palestinesi, unitamente alla Giordania, chiedono un vertice urgente della Lega Araba, convocata per sabato.

L’Iran, nemico storico di Israele e finanziatore del terrorismo palestinese, non ha mancato di tuonare contro l’iniziativa americana per mezzo di Khamenei che ha dichiarato che “la Palestina sarà liberata e la comunità palestinese e quella musulmana vinceranno” precisando che “gli annunci da parte dei nemici dell’Islam di dichiarare Al Qods (cioè Gerusalemme) capitale del regime sionista derivano dalla loro debolezza” e che “il mondo islamico si opporrà a questo disegno”.

La Turchia, pronta a sostituire l’Arabia Saudita (alla ricerca del sostegno degli USA per fronteggiare l’Iran) nel sostegno ai palestinesi, si è affrettata a convocare per il 13 dicembre ad Ankara un vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica dedicato alla questione di Gerusalemme.

La Russia si è limitata a esprimere preoccupazione dopo un colloquio telefonico tra Putin e il leader palestinese Abu Mazen.

Analogamente la Cina si è detta preoccupata per ilpossibile peggioramento di una situazione già complicata e delicata.

L’ONU sostiene che lo status futuro di Gerusalemme deve essere negoziato; similmente i Paesi della NATO sostengono dal canto loro una soluzione pacifica e negoziata del conflitto tra israeliani e palestinesi.

Mentre il Papa si è appellato al mantenimento dello status quo.

Mentre mancavano poche ore allo storico annuncio di Trump, gli USA hanno riposizionato un piccolo gruppo di Marines, solitamente impiegati nella sicurezza delle ambasciate USA, in modo da avvicinarlo a Paesi in cui si temono disordini in seguito all’annuncio.

La Casa Bianca ha peraltro precisato che il suo atto non vuole essere una presa di posizione politica ma il riconoscimento di una realtà storica ed attuale.

Analogamente è una realtà storica e attuale l’alleanza tra USA, che hanno già un Consolato a Gerusalemme, e Israele.

L’iniziativa di Trump, tacciata di essere una mera strumentalizzazione per distrarre l’opinione pubblica dal RussiaGate ovvero per trovare il consenso dei cosiddetti “cristiani sionisti” (convinti che la creazione di Israele è il compimento delle profezie bibliche e che Cristo potrà tornare sulla terra solo quando Israele avrà recuperato le sue frontiere divine con Gerusalemme come capitale), consiste quindi in una semplice presa d’atto tra vecchi alleati, destinata a infiammare i musulmani nei limiti della loro inguaribile ostilità nei confronti di Israele che peraltro, nel fronte sunnita ostile all’Iran, si sta riducendo, ma che pone il mondo intero di fronte al reale status quo di Gerusalemme, cioè di fronte al suo essere la capitale di Israele, essendo l’esistenza di Israele e il riconoscimento della sua capitale i due punti fermi necessari affinché possa progredire il processo negoziale.

Alessandro Guetta

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