Martedì, Ottobre 16, 2018

crisi russia gran bretagnaLa crisi tra Russia e Gran Bretagna si arricchisce di un nuovo elemento negativo. Il Cremlino ha sentenziato l'espulsione di 23 diplomatici del Regno Unito che avranno una settimana di tempo per lasciare il suolo russo. Inoltre, lo stop alle attività del British Council, l'organizzazione culturale britannica. I provvedimenti sono la reazione a quanto stabilito dal governo di Londra, con l'espulsione di altrettanti diplomatici russi. Il tutto si contestualizza nella querelle insorta a seguito del Caso Skipral, l'ex spia russa avvelenata insieme alla figlia a Salisbury, lo scorso 4 marzo con una sostanza simile al gas nervino.

La premier britannica Theresa May, partecipando ad un forum dei Conservatori, è tornata a parlare della vicenda affermando che la Gran Bretagna valuta "i prossimi passi con i suoi alleati". "Il Regno Unito non tollererà mai alcuna minaccia ai cittadini britannici o di altri Paesi sul suo territorio da parte del governo russo", ha affermato la May che ha aggiunto: "Mosca ha palesemente violato la legge internazionale e la Convenzione sulle armi chimiche".

Intanto, la Russia continua a proclamare la sua estraneità ai fatti e lo fa con Alexander Shulgin, inviato russo presso l'OPAC, l'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche. Shulgin smonta le tesi di Londra le quali imputano alla Russia l'aver realizzato ed impiegato l'agente chimico servito per l'avvelenamento di Skipral e della figlia. "È molto probabile che il componente chimico utilizzato a Salisbury provenga da alcuni laboratori dei Paesi occidentali, dove sono state sviluppate con successo le ricerche su tali sostanze, come dimostrato da pubblicazioni liberamente accessibili", ha dichiarato Shulgin aggiungendo: "Invece di menare il can per l'aia, nominerò direttamente quei Paesi: sono, prima di tutto, la stessa Gran Bretagna e gli Stati Uniti".

Antonio Marino

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