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Le labbra incurvate verso il basso. Non dovresti averle così. Dovrebbero essere rivolte verso l'alto, sorrette dal tuo sacrosanto diritto di sorridere. Senza motivo, continuamente, fino a sentire la mascella indolenzita.

Scusaci.

Quel caschetto di capelli, ad incorniciare quel visetto paffuto. È l'unico caschetto che dovresti conoscere. E invece, intorno a te, probabilmente di caschetti ne vedi molti. Di metallo, a proteggere visi smagriti, stanchi e spaventati. Spaventati come il tuo.

Scusaci.

Le mani, sporche di guerra, alzate in segno di resa. Dovresti alzarle solo per giocare a guardie e ladri. Le armi dovrebbero essere finte. E le tue mani dovrebbero essere sporche di curiosità, quella che porta i bambini a toccare di tutto. Alla fine dovresti poter tornare a casa tua, lavarti le mani, metterti a tavola e mangiare con mamma e papà.

Scusaci.

Scusaci, se noi adulti ti consegniamo un mondo in cui la terra dovrebbe dare frutto e non essere sparpagliata di macerie.

Scusaci, se noi adulti, che dovremmo insegnarti che la parola è il più grande strumento di cui disponiamo per affrontare le difficoltà, ti stiamo mostrando che in verità non la sappiamo usare. E ci facciamo la guerra.

Scusaci, se noi adulti ti abbiamo fatto paura. Forse qualcuno ti ha raccontato la storia dell'uomo nero, che durante la notte viene a prendersi i bambini che non fanno i bravi. Ecco, l'uomo nero siamo noi. Ma tu hai fatto la brava, stai tranquilla

Scusaci, se, per causa nostra, non dimenticherai. Scusaci, se paghi e pagherai colpe non tue. Scusaci, se ti stiamo costringendo a crescere prima del tempo.

Scusaci, per quello che i tuoi occhi bellissimi devono vedere.

Gigi Bria