Lunedì, Luglio 23, 2018

milano

Ma Milano è ancora la "Grande Milano", come la sentivo autodefinirsi quando ero piccolo, mentre guardava con superbia città come Roma o Napoli e si sentiva la sorella minore di Londra, in virtù di un'affinità che, a suo dire, andava oltre la pioggia e la nebbia? O forse non lo è mai stata?

Ma Milano è ancora la "Milano da bere", come recitava un'accattivante pubblicità degli anni Ottanta, che la descriveva come il tempio del successo, fatto di aperitivi dopo l'ufficio? O forse le piaceva semplicemente pensarlo?

Forse Milano, aggrappata alla sua immagine di città tutta casa e lavoro, sedicente traino dell'Italia intera, si è vista sfuggire di mano le redini del culto dell'apparire cui è stata per decenni fedelmente devota. E la domanda più ricorrente oggi è: che figura faremo tra poche settimane davanti al mondo? Il resto sembra non avere importanza.

Ieri mattina Milano si è svegliata e si è guardata allo specchio. L'immagine riflessa non è stata più quella di una grande città, ma solo quella di una città grande. Quello che c'era da bere è stato bevuto.

E del bicchiere è rimasto solo il fondo.

Gigi Bria

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