Lunedì, Luglio 23, 2018

napoleone manzoni

Il cinque maggio di quasi duecento anni fa morì un uomo. Si trattava di un generale francese di origini italiane, e delle stesse non particolarmente fiero, che per più di vent'anni mise a ferro e fuoco l'Europa e una parte del nord Africa.

Quando diede il "mortal sospiro", la sua dipartita fu vergata in inchiostro imperituro nella celebre ode di un aristocratico poeta milanese. Costui estrasse un cinque maggio come tanti dall'ordinario procedere del tempo e, coniugando storia e letteratura, lo fece diventare IL cinque maggio.

La Storia, quella con la "S" maiuscola, vede protagonisti i vincitori, all'interno di vicende in grado di modificare gli aspetti politici, economici e sociali di un'intera collettività. A volte, tuttavia, esiste una storia con la "s" minuscola. Già il suddetto aristocratico poeta aveva celebrato gli umili in un famoso romanzo di ambientazione secentesca, scandendo in trentotto capitoli la narrazione dell'amore di due giovani del Ducato di Milano, contrastato dalle manie di grandezza di un buzzurro signorotto ispanico.

Nel 2002, sempre il cinque di maggio, persino il calcio tentò di insinuarsi nella storia. Una storia con la"s" minuscola, ben inteso, che però tuttora offre agli appassionati del pallone uno spazio di felice commemorazione o di amarissimo lutto, a seconda dei casi.

In quella data la Juventus vinse due a zero a Udine con gol di Del Piero e Trezeguet, conquistando in modo inatteso e bruciante lo scudetto all'ultima giornata ai danni dell'Inter, che contemporaneamente perse quattro a due a Roma con la Lazio e che vide infrangersi nel giro di novanta minuti il sogno di un tripudio atteso da anni. La trasfigurazione nel peggiore degli incubi sportivi non risiedeva solo nella sconfitta, quanto e più nella conseguente vittoria di una squadra che da avversaria era divenuta rivale prima e nemica poi.

Il cinque maggio del 2010 la storia offrì una rivincita a quello stesso popolo, appassito, ma non consumato, da anni di mediocrità calcistica, non ancora consapevole del fatto che l'amarezza per la disfatta di otto anni prima sarebbe stata di lì a poco ampiamente ripagata dalla realizzazione di un tris di vittorie, mai più ripetuto da una squadra italiana, e divenuto celebre come il "Triplete". La compagine milanese vinse in successione la Coppa Italia contro la Roma, il Campionato e la Champions League in una memorabile finale contro i solidi tedeschi del Bayern Monaco.

Il tifo, fedele al suo nome, colpisce la memoria di quanti ne sono affetti, rendendola selettiva. In questo è simile al tempo. Qualcuno preferisce ricordare il cinque maggio del 2002, qualcun altro il cinque maggio del 2010.

Un'ultima considerazione. Ieri, cinque maggio 2015, una nuova coincidenza ha invaso il pianeta calcistico. La Juventus ha sconfitto il blasonato Real Madrid nella semifinale di andata di Champions League, parziale successo per accedere alla sospirata finale che si terrà in giugno a Berlino. Chissà mai che un nuovo cinque maggio si imprima nella memoria sportiva dei tifosi. Perché, se quel generale fu vittorioso dal Manzanarre al Reno, nulla vieta che ci possa essere un parallelismo che conduca la Juventus dalla Spagna alla Germania. Da Madrid a Berlino.

Ai posteri l'ardua sentenza.

Gigi Bria

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