Venerdì, Dicembre 15, 2017

scheletro vampiro

Anche questa mattina desideriamo riportarvi una notizia decisamente particolare nel suo genere: se pensate che scovare vampiri e antichi rituali pagani sia un avvenimento più unico che raro, vi sbagliate di grosso, c’è chi di questa pratica, ha voluto farne un lavoro!

No non parliamo di Dylan Dog, il famoso indagatore dell’incubo, ma di un archeologo che nella sua carriera ha già avuto modo di fare ritrovamenti simili a quello che ha praticato qualche giorno fa!

Lo scheletro di un vampiro. Risalente al medioevo. Ecco quanto afferma di aver scoperto Nikolai Ovcharov, archeologo bulgaro stile “Indiana Jones” che ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca delle risposte ai misteri delle civiltà antiche.

Lo scheletro in questione è venuto alla luce nel corso degli scavi alle rovine di Perperikon, antica città della Tracia a sud della Bulgaria, vicino al confine con la Grecia, dove si dice che vi sorgesse il Tempio del dio Dioniso, e abbiamo detto tutto!

Ma perché si dice che sia proprio lo scheletro di un vampiro e non di una qualche figura mitologica? La risposta la dà il giornale inglese Telegraph che sembra prendere abbastanza sul serio il particolare ritrovamento: lo scheletro, di un uomo di 40-50 anni, aveva un paletto conficcato nel petto all’altezza del cuore, e nemmeno tanto piccolo, infatti si tratta di un pezzo di aratro, che misura 30 cm e ha persino un bello spessore: abbastanza grande da spaccare la clavicola dell’essere.

E se buon senso e logica ci inducono a dubitare (eufemismo) dell’esistenza dei vampiri non è detto che allo stesso modo la pensassero in Bulgaria nel XIII secolo, ovvero quando quello scheletro non era tale e aveva la pelle attaccata alle ossa. Sicuramente avrà provocato un bel po’ subbuglio tra la gente del posto, anche in base ad alcune credenze che sono nate in Bulgaria, proprio in quel periodo.

Così Ovcharov spiega:

“Siamo di fronte a un rituale anti-vampiro Il paletto conficcato nel petto del cadavere, secondo un’antica credenza, impediva all’uomo di risorgere dai morti e terrorizzare i vivi. Alcune volte lo stesso rituale veniva riservato a persone che morivano in circostanze particolari, come ad esempio un suicidio, facendo così la gente si assicurava di avergli dato eterno riposo, in pace…senza avere più il dubbio che potesse mai più tornare a nuocere la calma vita dei vivi”.

Un ritrovamento analogo, del resto, sempre in Bulgaria c’era stato nel 2012, dove i resti vampireschi sono addirittura due.

Ma saranno state davvero creature terrificanti assetate di sangue? Oppure sono solo coincidenze?

A voi, definitiva sentenza.

Elisa Molteni

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