Martedì, Novembre 21, 2017

la voce

RAPPORTI Carissimi Amici, carissime  Amiche, al cosiddetto "consumismo" si riserva - soprattutto in alcuni ambiti sociali - un'accezione tendenzialmente denigratoria.

In realtà credo sia utile soffermarci a riflettere sulle diverse forme di consumismo che, sostanzialmente, divido in tre macro categorie: economica, sessuale ed affettiva.

Sono personalmente un'amante del consumismo se riferito al circondarsi di tanti oggetti piacevoli - seppure superflui e talvolta persino inutili - perché  ritengo sia fonte di appagamento  all'emozione del momento. Tuttavia, si sa, l'emozione per l'effimero ha vita molto breve; una sorta di "nasce-cresce-muore" dans l'espace du matin, il che ne determina l'assiduità all'acquisto.

E' pur vero che se il citato soddisfacimento emozionale non è induttivo di azioni illecite, può divenire argomento oggetto di critica demagogica, ma certamente non danneggia nessuno.

Purtroppo, il problema si pone quando,  questo atteggiamento "usa e getta", e' riscontrabile nei rapporti umani, divenendo così causa di disagi, quando non anche di dolore.

Complici i Social, sempre più spesso si parla d'incontri d'amore "predestinati ed esplosivi" che talvolta, per ironia della sorte, non raggiungono neppure il momento del primo appuntamento:  il "sogno" si è perduto nei meandri dell'emotività "da tastiera"!

Di sovente capita di essere presentati ad una festa o in discoteca: si simpatizza quel tanto che basta, un brindisi, un'occhiata d'intesa e... via con il consumo del sesso "fast".

Non fa scalpore neppure il non ricordarsi il nome della persona con la quale abbiamo condiviso un momento considerabile "significativo", semplicemente perché l'abitudine depriva persino del piacere dell'emozione ed il "proibito"... diviene banale consuetudine, sino a sfociare nella noia.

Anche l'amicizia e' vittima del cosiddetto "consumismo affettivo" in quanto assimilata erroneamente, ma frequentemente, alla superficiale conoscenza: per questo c'è chi ci contatta quotidianamente per un periodo di tempo più o meno lungo, speso tra telefono e tastiera, agognando d'incontrarsi, per poi defilarsi dapprima con banali espressioni del genere "scusami, ma sai, in questo momento sono molto impegnato/a", per poi sparire. In alternativa, altri/e... scompaiono senza proferire parola. Apparentemente sembrano i più cafoni - anche se la competizione è dura! - ma quantomeno evitano di far subire agli altri il prodotto della loro meschinità: bugie d'infimo livello.

E se ci concedessimo più tempo per conoscere le persone con le quali  realmente e/o virtualmente entriamo in contatto?

Lungi da me fare del moralismo - e' un aspetto che detesto - ma, se ci dedicassimo alla seduzione, con il rispetto dei suoi tempi, assaporando la bellezza dell'esperienza sessuale anziché accontentarci di un incontro frettoloso? Se ricominciassimo a conferire valore all'amicizia, manifestando rispetto ed affetto per l'amico, evitando di  blandirlo con improbabili vezzeggiativi, contrabbandati come amore/affetto?

Ed infine, onde evitare di soffrire inutilmente o anche solo di "rimanerci male" a fronte di possibili - ed ahinoi probabili - delusioni, ricordiamoci di considerare con riserva le esternazioni altrui e di non crearci aspettative. L'antico adagio "se son rose fioriranno" resta un valido concetto di apertura cautelativa.

Un abbraccio!


Daniela Cavallini

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