Venerdì, Novembre 16, 2018

la voce

Genitori anziani e pretenziosità di dedizione assolutaCarissimi Amici, carissime Amiche, il tema di oggi riguarda un aspetto molto diffuso, discusso e lamentato  da chi è figlio/a di genitori anziani: la pretenziosità genitoriale in nome della riconoscenza figliale.

"Con tutto quello che ho fatto per te", a prescindere dalla dichiarata - o meno -  espressione verbale, e' il retro pensiero che accomuna la maggior parte delle madri - escluderei quasi totalmente i padri - nel pretendere che venga loro accordata qualsiasi richiesta, capricci compresi.

In caso contrario, il figlio dissenziente, sarà dapprima sottoposto a querimonie, poi colpevolizzato, sino ad essere tacciato d'ingratitudine.

Naturalmente, al citato atteggiamento pretenzioso da parte del genitore, spesso si aggiungono i giudizi intrisi d'impertinenza e saccenza, provenienti dalle figure che gravitano intorno.

"Pensa, sua madre/padre, non sta bene e suo figlio non è venuto a trovarla/o" e' la  frase che più di ogni altra esprime il concetto d'ignoranza, assai professato da coloro che non conoscendo la discrezione di "farsi i fatti propri", (s)parlano a vanvera.

Spesso si aggiungono le diatribe tra fratelli e sorelle riecheggianti antichi dissapori causati da parzialità commesse dai genitori stessi e... che dire? Ognuno ha le proprie ragioni.

Prescindendo dalle responsabilità legali nei confronti dei genitori, credo che dal punto di vista affettivo, ogni figlio abbia il diritto di manifestare spontaneamente i comportamenti che in cuor suo avverte, scevro da condizionamenti  - più formali che sostanziali - moralmente ricattatori.

L’amore è istinto, non si può reprimere così come non si può  estorcere. E, questo, resta valido anche nei confronti dei genitori.  Assillare sollecitando attenzioni, altro non desta che rifiuto.

Esistono tanti modi per manifestare l’amore, in funzione del proprio carattere.

Anche il figlio più devoto, può, ad esempio,  avere un carattere introverso ed amare i propri genitori con riservatezza, accondiscendendo con piacere ad  incontrarli, ma rispettando anche il proprio desiderio di alternanza con momenti di solitudine.

Molto spesso, i cosiddetti figli "ingrati", sono egregie persone giunte alla fase della maturità della loro vita, con la comprensibile stanchezza - se non addirittura  complicatezza - data dalla sfera lavorativa, dalla propria famiglia, nonché talvolta dal proprio stato di salute od estenuazione.

Credo sia inconfutabile che ognuno abbia i propri problemi, tuttavia,non tutti li divulgano ed una forma d’amore è il non riversarli sui genitori.

Dalla mia disamina, nonché da uno “sguardo all’esterno”,  si evince quanto il tempo libero sia ben poco... E' dunque davvero così accusabile d'irriconoscenza il figlio che privilegia un momento da dedicare a stesso?

Infine, da figlia unica, per la verità non "martirizzata" e soprattutto non manipolabile, concludo sostenendo che mettere al mondo figli può essere una scelta o un errore naturale, ma nell'essere figli vi è unicamente accettazione.

Un abbraccio!

 

Daniela Cavallini

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