Martedì, Novembre 21, 2017

RenziLa Direzione Pd ha approvato il documento unitario presentato dalla segreteria. I voti a favore sono stati 164 e nessun contrario, 14, invece, gli astenuti, principalmente della minoranza che fa capo ad Andrea Orlando. Le aperture di Renzi hanno convinto Dario Franceschini e Michele Emiliano che, dopo una lunga trattativa, hanno trovato conferma delle 10 richieste nell'intervento del segretario. Andrea Orlando, invece, insieme a 14 della sua area, non ha considerato abbastanza l'impegno di Renzi.

Il Guardasigilli, che alla fine ha preferito non mettere ai voti un suo odg, con la sua astensione si è impegnato a vigilare perché il Pd ora "lavori pancia a terra, 24 ore al giorno" a fare una coalizione "a vocazione maggioritaria". Matteo Renzi è pronto a non porre "veti e paletti" e a scrivere "una pagina bianca" sia nel programma sia nel metodo di una leadership non più "solitaria". E propone una coalizione “larga” dallo schema: centristi alla sinistra comprendendo Campo Progressista, i Radicali, i Verdi, i Socialisti e l'Idv. Renzi ha ammesso che è “possibile fare meglio” sul Jobs Act come sulle politiche migratorie.

Questo pensiero ha convinto anche la minoranza di Michele Emiliano ma non quella di Orlando, che si è astenuta. Per quanto riguarda le elezioni, Renzi è sicuro: vuole votare il 4 marzo. Per il leader la consapevolezza della "campagna elettorale alle porte" comporta uno "sforzo unitario" del Pd e non analisi ex-post sull'esito delle elezioni siciliane, di cui non fa cenno nella sua relazione in direzione. Secondo Renzi il M5s non competitivo e quindi i giochi saranno tra Pd e destra: "il Pd sarà primo gruppo parlamentare perché M5s non è competitivo perché sovrastimato nei sondaggi e perché con il Rosatellum se non raggiungi almeno il 30% nei collegi sei fuori dai giochi”. La colazione larga ha convinto Renzi che ha preso l'impegno di scrivere "una pagina bianca" sedendosi al tavolo dell'alleanza senza rinnegare il passato: sarebbe assurdo, illogico e inspiegabile", ha commentato il leader Dem.

Renzi si è trovato d’accordo anche con Minniti: "Il calo degli sbarchi c'è stato, 50mila in meno rispetto allo scorso anno poi sappiamo che c'è la grande scommessa sulla Libia e l'Africa". Nel documento finale però, non si parla ius soli e biotestamento così come richiesto da Giuliano Pisapia: questi temi sono stati tolti dal tavolo delle alleanze. "Cercheremo di farlo rispettando ciò che il governo e la coalizione vorranno fare", ha spiegato Renzi al riguardo. Quanto alla richiesta arrivata anche da Giuliano Pisapia, approvare subito ius soli e biotestamento, per il segretario dem il tema dei diritti "va tolto dal tavolo" delle alleanze: e infatti non se ne fa parola nel documento finale.. Così come il niet del leader di Cp a intese con pezzi del centrodestra, leggi Ap, non piace all'ex premier che considera "cruciale" che moderati e centristi non tornino all'ovile da Berlusconi.

E se per Bersani “le chiacchiere stanno a zero” e che “adesso ci vogliono dei fatti", per Renzi non tutto è perduto: "C'è più sintonia con Mdp che con gli avversari storici, non solo perché governiamo insieme in 14 regioni ma perché molte cose fatte le abbiamo fatte insieme". "Chi vuole rompere lo faccia, non troverà sponde nel Pd", ha spiegato Renzi. Nonostante dell'astensione di Orlando, il Pd ha preferito evitare rese dei conti nella consapevolezza che la partita è difficile anche con il partito unito. Nei prossimi giorni Renzi ripartirà con il suo tour per creare una connessione con il Paese. A Roma, invece, si continuerà a lavorare proprio per cercare di ricomporre la rottura con Bersani, D'Alema e la sinistra.

Beatrice Spreafico

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