Lunedì, Novembre 12, 2018

torquemadaNell'articolo sull'Inquisizione ci siamo soffermati sugli aspetti generali che caratterizzavano lo svolgimento dei processi a carico degli imputati sospetti di eresia, ed abbiamo visto come l'accusa fosse grandemente favorita rispetto alla difesa, con ciò che ne conseguiva in termini di sentenze a carico degli imputati. Parleremo ora nello specifico di un personaggio che è passato alla storia come uno dei più accaniti e feroci inquisitori, colui che è considerato il fondatore dell'Inquisizione Spagnola.

Tomàs de Torquemada era un frate domenicano, nato probabilmente nel 1420, che bruciando le tappe della carriera ecclesiastica entrò in contatto con la corte dei cattolicissimi sovrani di Spagna Ferdinando ed Isabella, divenendone il confessore. Nell'ottobre del 1483 frà Tomàs venne nominato dai sovrani Inquisitore Generale (carica che lo poneva quindi anche al servizio del potere politico), accanendosi particolarmente contro i “conversors”, ossia gli ebrei convertiti al cattolicesimo che fossero sospettati di falsa conversione (ossia che si fossero dichiarati convertiti ma che segretamente praticassero la loro religione originaria), così come lo fu contro i “moriscos”, ovvero i musulmani di Spagna sospetti sempre di falsa conversione. Contro gli ebrei poi, il sistema inquisitorio gestito da Torquemada fu particolarmente spietato, anche (e soprattutto) perché i condannati appartenevano a comunità generalmente piuttosto ricche e la condanna degli imputati, con la conseguente confisca dei loro beni, era piuttosto redditizia per il sistema. Torquemada diffuse il terrore in tutto il paese tramite le due crudeli armi della tortura e della delazione, meritandosi l'appellativo di “Leggenda Nera”, e rendendosi responsabile dell'imprigionamento, la tortura e la morte di migliaia e migliaia di spagnoli che non avevano commesso alcun reato. E, tra l'altro, costringendo più di 300.000 ebrei a lasciare la Spagna.

I tribunali gestiti da Torquemada emanavano le loro spietate sentenze da tutte le più importanti città di Spagna, con una tale efferatezza che vi furono lamentele e dimostrazioni di indignazione anche da parte di molti vescovi e vari esponenti della stessa Chiesa stessa. E dato che i processi dell'Inquisizione erano spesso basati su testimonianze sulla cui attendibilità di certo non si andava ad indagare più di tanto, molti approfittarono dell'opportunità per saldare vecchi conti personali, vendicarsi per dei torti subiti, e per eliminare fisicamente rivali e concorrenti in affari. E' facile immaginare il clima di paranoia che si venne a creare nella società spagnola del tempo, dove tutti potevano denunciare tutti e il vicino di casa o il socio in affari erano divenuti dei potenziali nemici. Naturalmente le identità dei testimoni erano tenute segrete e i condannati morivano arsi vivi senza nemmeno conoscere i nomi dei loro accusatori. E stato calcolato che tra il 1480 ed il 1490 più di 1.500 persone vennero condannate al rogo sulla base di testimonianze false.

Come risaputo poi, nei tribunali dell'Inquisizione la tortura era la regola, tra l'altro portata avanti sostenendola con un ragionamento che ha dell'incredibile, se si pensa che si riteneva che se l'imputato fosse accidentalmente morto durante la tortura, la cosa veniva attribuita alla sua ostinazione a non dire la verità anziché alla tortura di per se stessa. Tra l'altro all'arresto dell'accusato faceva seguito la confisca dei beni, cosa che naturalmente colpiva i famigliari degli imputati, i quali si trovavano improvvisamente nullatenenti e spesso morivano di fame e di stenti.

L'accanimento di Torquemada contro gli ebrei arrivò al punto che egli stilò una sorta di manuale per l'individuazione degli stessi, basandosi su fatti ridicoli come il cambiarsi d'abito il sabato e cose del genere.

Torquemada morì il 16 settembre del 1498, lasciando in eredità alla storia un sistema repressivo, feroce e spietato, che in quindici anni portò all'annientamento del giudaismo in Spagna, che affondava le proprie origini in tempi antichi, a 100.000 processi per eresia, innumerevoli condanne detentive e svariate migliaia di condanne a morte.

Marco Ammendola

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