Mercoledì, Novembre 21, 2018

battaglia pozzuolo friuliIn questi giorni cade il centenario di una memorabile battaglia, il cui nome è divenuto nel linguaggio comune e nell'immaginario collettivo sinonimo di sconfitta, di disastro irreparabile: Caporetto. Il 24 ottobre del 1917 infatti l'esercito comandato da Luigi Cadorna schierato sul sanguinoso fronte dell'Isonzo, fu attaccato da un'agguerrita divisione formata da reparti austro-ungarici e tedeschi, che avevano il compito di schiodare l'Esercito Italiano dall'Isonzo per dare un po' di respiro all'esercito imperiale austriaco che dopo ben undici battaglie era stato messo in grave crisi da quello italiano. Difatti con l'undicesima battaglia dell'Isonzo, quella immediatamente precedente Caporetto (agosto 1917), Cadorna era riuscito a penetrare profondamente nello schieramento difensivo austriaco e, con tutta probabilità, sarebbe bastata un'ultima “spallata” per giungere finalmente a Trieste. E gli austriaci lo sapevano bene, sapevano che non avrebbero retto ad un'altra offensiva italiana, per cui dovettero chiedere l'intervento dei tedeschi, i quali non potevano permettersi il crollo del loro alleato più importante. Fu così che fu allestita un'armata formata dalle più agguerrite e meglio addestrate divisioni dei due eserciti, il cui compito era di scalzare gli italiani dall'Isonzo per scongiurare la caduta del fronte austriaco. Di certo i vertici austro-tedeschi non si aspettavano il crollo di schianto della 2a Armata italiana, quella che presidiava l'alto Isonzo (il basso corso del fiume fino al mare vedeva invece schierata la 3a Armata, quella del Carso), e nella migliore delle ipotesi pensavano di arrivare al massimo fino al Tagliamento. Ma l'entità della sconfitta italiana fu tale che gli attaccanti riuscirono nientemeno che ad arrivare fino al Piave, invadendo tutta la pianura friulana e buona parte del Veneto. Non ci occuperemo qui dell'andamento della battaglia di Caporetto e delle cause della sconfitta, la cui disamina richiederebbe ben più di un articolo, ma ci soffermeremo su un episodio in particolare della ritirata, e vedremo perché. Intanto i fatti.

E' il 30 ottobre del 1917 ed il fronte della 2a Armata italiana è stato sfondato il giorno 24 a Caporetto; Cadorna è quindi stato costretto ad ordinare la ritirata fino al Tagliamento nella speranza di riuscire a fermare l'avanzata nemica su questo fiume (sappiamo però che non sarà così). Mentre la quasi totalità della 2a Armata è andata distrutta, la 3a Armata sta ripiegando, ma affinché possa sganciarsi dalla pressione nemica per passare il Tagliamento, è assolutamente necessario che l'avanzata degli austro-tedeschi venga rallentata quanto più possibile per permettere lo sganciamento dei nostri reparti. Il gravoso compito viene affidato alla 2a brigata di cavalleria; si, compito gravoso, perché proteggere la ritirata di un'armata voleva dire sacrificarsi, ossia morire sul campo... La 2a brigata di cavalleria è formata dal Genova Cavalleria e dai Lancieri di Novara; il loro compito è di asserragliarsi nell'abitato della cittadina di Pozzuolo del Friuli, poco distante da Udine, per proteggere il relativo snodo stradale. Alle 11:00 comincia l'attacco austro-tedesco, condotto da due divisioni di fanteria; la carica di uno squadrone del Genova, seguita da quella di uno squadrone del Novara, riuscì a respingere l'assalto nemico. Nel primo pomeriggio gli austro-tedeschi ritornarono all'attacco, riuscendo a penetrare nell'abitato. Le continue cariche dei nostri squadroni del Genova e del Novara, nonché gli scontri corpo a corpo alla baionetta dei fanti della brigata Bergamo (brigata di fanteria) sopraggiunta nel frattempo, riuscirono a respingere vari assalti nemici, fino a quando, sopraffatti dalla superiorità numerica dell'avversario, i nostri reparti dovettero ritirarsi. La resistenza cessò definitivamente alle 19:00. La mattina di quel 30 ottobre la 2a brigata di cavalleria contava 968 uomini; la sera, dopo una giornata di combattimenti, ne rimanevano 501, oltre alle pesanti perdite tra i fanti della brigata Bergamo. Intanto, grazie all'eroico sacrificio dei nostri soldati, la 3a Armata aveva passato il Tagliamento.

A Pozzuolo del Friuli andò in scena uno degli episodi più gloriosi nella storia del nostro esercito, in quella tragica giornata che vide così tanti dei nostri soldati cadere eroicamente sacrificandosi per compiere il loro dovere; per la battaglia di Pozzuolo del Friuli furono conferite 2 Medaglie d'Oro al Valor Militare, 48 Medaglie d'Argento, 43 Medaglie di Bronzo, 56 Croci di Guerra, 20 encomi solenni e 7 promozioni sul campo per merito.

Veniamo quindi al motivo per cui abbiamo scelto di parlare della gloriosa battaglia di Pozzuolo del Friuli, ora che cade il centenario della dura sconfitta di Caporetto. Il motivo è che di Caporetto si ha un immagine di catastrofe irreparabile, che viene vista come una fuga, una sorta di “si salvi chi può”. Niente di più falso. Caporetto fu, ben inteso, una durissima sconfitta, una delle più gravi nella storia dell'Esercito Italiano; ma non fu una fuga precipitosa da parte di soldati sconfitti e rinunciatari. I nostri soldati si ritirarono si, ma combattendo, e proprio l'accanimento nella difesa da parte delle nostre retroguardie (Pozzuolo del Friuli è solo un episodio, ma tanti furono quelli in cui interi reparti si batterono con con valore, spesso fino all'annientamento), permise al grosso delle divisioni di arretrare in ordine ed attestarsi a difesa su quella che diverrà la linea del Piave. E a dimostrazione del fatto che l'Esercito Italiano aveva perso una battaglia ma non la voglia di battersi e di rifarsi della sconfitta, vi è la vittoria che verrà conseguita nella battaglia d'arresto proprio su quel fiume che diverrà “sacro alla Patria”, quando con un prodigio di volontà e di sacrificio i nostri soldati riusciranno a fermare l'invasione nemica sulle sponde del Piave. E un anno dopo la battaglia di Pozzuolo del Friuli, l'Esercito Italiano, salvatosi dall'annientamento anche grazie all'eroico sacrificio della 2a divisione di cavalleria, otterrà a Vittorio Veneto quella vittoria definitiva che sancirà la fine della Grande Guerra con la liberazione di Trento e Trieste.

A ricordo di quanto seppero fare i nostri soldati in quel tragico e glorioso 30 ottobre di cento anni fa, oggi esiste una brigata di cavalleria dell'Esercito Italiano che prende il nome di “Brigata Pozzuolo del Friuli”.

Marco Ammendola


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