Venerdì, Febbraio 23, 2018

vespri sicilianiDopo aver visto come Carlo d'Angiò riuscì ad ottenere la corona del Regno di Sicilia, dando così inizio alla dominazione angioina dell'isola, vedremo ora come le conseguenze di quella dominazione portarono i siciliani a ribellarsi ai loro oppressori francesi.

Una volta preso possesso dell'isola, gli angioini cominciarono immediatamente a mettere le cose in chiaro su quale sarebbe stata la loro politica come nuovi padroni: molti baroni non allineati furono cacciati, una gran quantità di musulmani vennero trucidati, ad anche quei nobili che agli svevi erano stati avversi si videro sostituire da baroni francesi. I quali cominciarono a gestire i loro nuovi feudi all'insegna del più brutale sfruttamento, tassando pesantemente la popolazione la quale andò incontro ad un inesorabile impoverimento; come se non bastasse, il grande commercio, gli appalti e la finanza in generale furono affidati ai banchieri fiorentini, che avevano finanziato la spedizione di Carlo d'Angiò alla conquista del sud Italia. Ed anche l'aver scelto Napoli come sede del governo al posto di Palermo causò un forte senso di umiliazione nella popolazione siciliana (ricordiamo che il Regni di Sicilia comprendeva anche la parte meridionale dell'Italia peninsulare). Questo malgoverno (la “mala signoria” di cui parlerà Dante nell' VIII canto del Paradiso) e l'arroganza nei modi dei nuovi padroni, creò uno stato di tensione latente in Sicilia e i francesi ne dovevano essere ben consapevoli se arrivarono a proibire che gli uomini della nobiltà siciliana portassero addosso armi, com'era uso tra i gentiluomini dell'isola.

Arriviamo quindi al lunedì dell'Angelo di quel 1282 (era il 30 marzo), quando all'ora del vespro (ossia la preghiera del tramonto) i palermitani si stavano recando presso la chiesa di Santo Spirito per assistere alla funzione religiosa; davanti la chiesa un gruppo di soldati francesi vigilava che nessuno portasse armi appresso.Stando a quanto narrano le cronache, uno dei soldati allungò un po' troppo le mani su una donna del luogo nell'intento di perquisirla, suscitando la reazione dei parenti di lei, uno dei quali sottrasse la spada al francese trafiggendolo. Ne seguì una ressa che subito degenerò in un tumulto il quale, data la situazione di tensione cui abbiamo accennato, si tramutò in una rivolta, quella rivolta che passerà alla storia col nome di Vespri Siciliani: ne partì una caccia la francese che in tuta l'isola degenerò in una vera e propria carneficina di migliaia di persone.

Altro elemento leggendario (o forse no) di quell'avvenimento è relativo alla tecnica usata dai siciliani per individuare i francesi presenti sull'isola. A quanto pare, trovandosi in presenza di un sospetto francese, i rivoltosi gli mostravano una manciata di ceci (cìciri in siciliano), chiedendogli di pronunciarne il nome; se il malcapitato palesava la propria pronuncia francese (sciscirì), veniva ucciso all'istante.

Naturalmente l'episodio del “palpeggiamento” da parte del soldato francese rappresenta la versione leggendaria dei fatti di cui stiamo narrando; una ribellione che, partendo da Palermo si estese rapidamente a tutta la Sicilia, e che in breve prese il carattere di una rivolta molto ben organizzata, doveva senz'altro essere stata concepita dall'alto e da molto tempo.

Dallo scorso articolo sappiamo che Carlo d'Angiò prese possesso del Regno di Sicilia dopo aver sconfitto Manfredi (figlio di Federico II di Svevia), ultimo sovrano svevo di quel regno, morto durante la battaglia di Benevento del 1266 contro i francesi di Carlo d'Angiò appunto; Manfredi aveva però una figlia, Costanza, andata in sposa a Pietro III d'Aragona, e per tale motivo i nobili siciliani guardavano con favore al sovrano aragonese quale possibile alternativa all'odiata dominazione francese.

Carlo d'Angiò sbarcò in Sicilia col proprio esercito, mentre Pietro III d'Aragona sbarcò a Trapani col suo il 30 di agosto ed il 4 settembre fu incoronato re a Palermo (ne scattò la scomunica da parte del francese papa Martino IV) e mosse contro Carlo, il quale dovette poi ritirarsi sconfitto e fece ritorno a Napoli lasciando mano libera a Pietro; la successiva pace siglata presso la cittadina siciliana di Caltabellotta (Agrigento) il 31 agosto del 1302 pose fine ad un ventennio di guerre tra angioini ed aragonesi (ma che poi divennero un conflitto di più ampia portata ed interessi coinvolgendo anche l'Impero Bizantino e le repubbliche marinare) nella contesa sul dominio del sud della penisola italiana.Ne conseguì la separazione tra la parte continentale del regno (rimasta in mano angioina) e la parte insulare che divenne aragonese.

Marco Ammendola

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