Venerdì, Giugno 22, 2018

paracelsoNegli articoli in cui abbiamo vissuto le battaglie e conosciuto i grandi condottieri del Rinascimento, abbiamo visto come quella sia stata un'epoca di grandi cambiamenti dell'arte militare, all'interfaccia tra il Medio Evo dei cavalieri e l'epoca moderna delle armi da fuoco. Ma il Rinascimento fu un periodo di intermezzo anche sotto altri aspetti: la religione abbandonerà gran parte delle sue connotazioni medievali per affacciarsi all'epoca moderna, nientemeno che con la scissione nata dal protestantesimo di Lutero; l'arte avrà nuovi impulsi vedendo protagonisti quali Leonardo e Michelangelo; l'economia e le strategie geopolitiche cambieranno radicalmente con la scoperta del Nuovo Mondo; ed anche la scienza subirà un cambiamento epocale, abbandonando le vecchie concezioni medievali per affacciarsi a quel nuovo modo di indagare la natura che sarà via via sempre meno intriso di magia e superstizione. E se bisogna scegliere un personaggio che possa simboleggiare questa condizione di interfaccia della scienza nel Rinascimento, questi non può che essere Paracelso.

Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim nacque a Einsiedeln (Svizzera) il 14 novembre 1493; era figlio di un medico ed egli stesso si laureò in medicina all'università di Ferrara. Decise di farsi chiamare Paracelso in quanto tale nome stava per “allo stesso livello di Aulo Cornelio Celso”, grande medico romano vissuto verso la metà del I secolo d.C.;e da qui si intuisce come il nostro personaggio avesse una gran considerazione di se stesso, cosa confermata da chi lo ha conosciuto e che lo ha descritto come un uomo con un gran caratteraccio, superbo, orgoglioso ed arrogante. Sembra che abbia lavorato nelle miniere tedesche ed ungheresi apprendendo le proprietà dei metalli dei quali farà uso nella pratica medica; viaggi e soggiorni in oriente di cui ci riferisce sembrano poco plausibili. Come medico vide via via accrescere la propria fama, tanto che nel 1527 gli fu offerta la cattedra di medicina presso l'università di Basilea. Ma l'esperienza nell'insegnamento durò ben poco, dato che Paracelso metteva in discussione i classici come Ippocrate e Galeno, e teneva le sue lezioni in tedesco anziché in latino, la lingua degli accademici, qualcosa di decisamente rivoluzionario per l'epoca; il tutto, unito al suo modo di fare scontroso e polemico, lo portarono ed essere inviso agli altri cattedratici e a perdere quindi la cattedra già nel 1528. E se il suo essere fuori dagli schemi ed il rifiuto delle dottrine classiche non lo posero in rotta di collisione con la Chiesa (con tutto ciò che ne sarebbe potuto conseguire), fu solo dovuto al fatto che egli abbia vissuto quasi tutta la propria esistenza in territorio tedesco, ossia là dove la Riforma Protestante aveva ormai messo radici. Passò quindi il resto dei suoi anni girovagando di città in città, fino quando passò a miglior vita il 24 settembre del 1541 a Salisburgo, dove ancora oggi i suoi resti riposano.

Contrariamente ai medici del suo tempo, che concepivano la medicina in senso decisamente teorico, Paracelso riteneva che la conoscenza del medico scaturisse dall'esperienza e dal contatto col paziente. Egli riteneva che lo stato di salute di un individuo sia garantito quando i tre elementi basilari, ossia sale, zolfo e mercurio, si trovano in equilibrio e sono indistinguibili; nel momento in cui i tre elementi fondamentali si separano, subentra lo stato di malattia.

Riguardo il suo essere all'interfaccia tra due mondi, come abbiamo detto in apertura, basti pensare che secondo Paracelso la malattia e la relativa guarigione derivano da Dio; il ruolo del medico consiste semplicemente nell'andare a sostituirsi a quella mancata fede che se fosse stata posseduta dal paziente avrebbe automaticamente comportato la guarigione per volontà divina. Come si vede dunque, sebbene Paracelso rifiutasse le vecchie dottrine ancora basate sul sapere medico degli antichi (è stato tra l'altro il primo medico a fare uso di rimedi che non fossero di origine vegetale, come ad esempio le sostanze minerali), la sua era una pratica medica ancora molto intrisa di superstizione, in cui la medicina era un tutt'uno con la religione, l'astronomia e l'alchimia.

Comunque sia, a Paracelso va attribuito il merito di essersi ribellato alla vecchia scuola della medicina del suo tempo, rifiutando di accettare acriticamente quanto stabilito dagli antichi; merito non da poco, in un epoca in cui le innovazioni erano considerate alla stregua di eresie. E difatti molti non esitano a porre il parallelo tra il medico innovatore e l'altro ribelle del tempo, ossia quel Lutero che aveva rifiutato le vecchie dottrine religiose dando vita alla riforma protestante.

Marco Ammendola

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