Venerdì, Giugno 22, 2018

vittorio amedeoDedicando un articolo a Carlo II d'Asburgo, abbiamo visto come questo sovrano sfortunato passò a miglior vita il 1° novembre del 1700 senza lasciare eredi naturali (era completamente sterile), cosa che comportò l'apertura in Europa di quella contesa per la corona di Spagna che verrà ricordata come Guerra di Successione Spagnola. In particolare, fu la decisione da parte del defunto re di Spagna di lasciare il trono a Filippo di Borbone a creare scompiglio nelle corti europee; la scelta di Filippo fu dettata dal fatto che sua nonna Maria Teresa era sorellastra di Carlo II. Il problema però era che Filippo era anche nipote di Luigi XIV (il famoso re Sole), cioè del re di Francia; ora, che il re di Spagna fosse nipote del re di Francia comportava che si venisse a creare un potentissimo asse franco-spagnolo che avrebbe alterato in maniera decisiva gli equilibri europei, cosa inaccettabile per le altre nazioni d'Europa. In seno al Vecchio Continente si formarono quindi due fazioni, ciascuna sostenitrice di un candidato, l'una capeggiata dalla Francia di Luigi XIV (un Borbone) e l'altra guidata dall'Impero di Leopoldo I (un Asburgo); alleata della Francia era come abbiamo detto la Spagna, mentre a fianco degli Asburgo si schierarono Inghilterra, Prussia e Portogallo (entrambi gli schieramenti erano poi rinfoltiti da alleati minori).Ovviamente la posta in gioco era enorme, trattandosi di controllare, tramite il candidato preferito che ne sarebbe divenuto re, quella Spagna che possedeva un vastissimo impero coloniale oltreoceano, oltre ai possedimenti dei Paesi Bassi, la Lombardia, Napoli e la Sicilia; e per tale motivo le nazioni europee si cimentarono in una guerra lunga ed estenuante che le impegnerà per ben quattordici anni, dal 1701 al 1715.

Ma ciò che più ci interessa relativamente all'episodio di cui parleremo in questo articolo, è la strategia di quel Ducato di Savoia la cui posizione geografica era di importanza strategica fondamentale sia per la Francia che per l'Impero; difatti il ducato si trovava tra la Francia e la Lombardia (che allora era spagnola), andando quindi a costituire il collegamento fondamentale tra i due alleati in quel nord Italia il cui controllo era ritenuto strategicamente fondamentale per entrambi i contendenti in lotta. Il Ducato di Savoia era allora retto da Vittorio Amedeo II, al quale Luigi XIV impose l'alleanza data la posizione di dominio che i re francesi avevano assunto verso i vicini sabaudi.

Ma Vittorio Amedeo II intuì che un'eventuale vittoria franco-spagnola avrebbe comportato il controllo francese del ducato (già in stato di sostanziale sudditanza rispetto alla corona francese), nonché il fatto che il confinare con i suoi due alleati (la Francia ed ovest e la Lombardia spagnola ed est) non gli avrebbe consentito di ottenere alcun vantaggio territoriale in caso di vittoria. Fu così che nell'ottobre del 1703 il duca di Savoia decise di cambiare schieramentoe di allearsi quindi con gli Asburgo (il cui esercito era tra l'altro comandato da un rappresentante dello stesso casato del duca, ossia dal grande condottiero Eugenio di Savoia, che aveva nel frattempo invaso la Lombardia sconfiggendo gli spagnoli), e gli Asburgo promettevano in caso di vittoria le ricche provincie di Novara e Vercelli, oltre al Monferrato, la Lomellina e la Valsesia; ma soprattutto la sconfitta francese avrebbe permesso ai Savoia di sganciarsi una volta per tutte dal prepotente dominio francese.L'operazione diplomatica del duca era comunque molto rischiosa, perché in caso di sconfitta il suo ducato e la dinastia rischiavano di essere annientati.

Naturalmente il voltafaccia di Vittorio Amedeo II fece andare su tutte le furie Luigi XIV, il cui esercito invase la Savoia ed il Piemonte, mentre quello spagnolo marciò verso ovest partendo dalla Lombardia: furono perdute Nizza, Chivasso, Vercelli, Ivrea, Susa e la Valle d'Aosta; ultimo baluardo sabaudo rimaneva la capitale Torino, che fu raggiunta e cinta d'assedio dalle forze franco-spagnole il 14 maggio del 1706: 44.000 francesi e spagnoli con 230 cannoni assediarono la città difesa da 14.000 uomini con 250 cannoni.

Tornino fu circondata da un sistema trincerato con il quale gli assedianti isolarono la città dall'esterno; secondo i dettami della tattica d'assedio dell'epoca, i franco-spagnoli cominciarono a scavare delle gallerie sotterranee fin sotto le mura della città, onde posizionare delle mine la cui esplosione avrebbe fatto crollare le mura difensive permettendo l'ingresso degli assedianti. In quest'ottica, fondamentale fu per i difensori il contributo della compagnia di minatori dell'esercito sabaudo, il cui ruolo era quello di presidiare ed ampliare le gallerie di contromina (ossia delle gallerie che dovevano contrapporsi a quelle avversarie per rovinarne i lavori d'assedio)che si estendevano per 21 chilometri e giungevano fino ad una profondità di 14 metri, rendendo Torino praticamente inespugnabile dal basso. Inizialmente le scorte di viveri accumulate in vista dell'assedio riuscirono a dare sostentamento alla città assediata (che ovviamente era completamente isolata rispetto all'esterno e non riceveva alcun genere di rifornimento), così come l'acqua era garantita dai pozzi cittadini; ma a partire dal mese di agosto la penuria di cibo cominciava a farsi sentire. E per di più i franco-spagnoli bersagliavano di continuo la città con una gran quantità proiettili: è stato calcolato che durante tutto il periodo dell'assedio Torino fu colpita da più di 150.000 tra palle di cannone, granate e bombe (anche di tipo incendiario). L'assedio cominciava quindi a farsi terribilmente duro per la popolazione, che però non si perse mai d'animo e si strinse attorno ai difensori partecipando attivamente alla difesa della città, adibendo ad orto ogni spazio verde disponibile, disselciando le strade per eliminare il pericolo delle schegge, e ricoprendo di erba fresca i tetti per limitare l'effetto delle bombe incendiarie; così come il duca Vittorio Amedeo fu sempre partecipe in prima persona, arrivando anche a rifiutare di comunicare la posizione dei suoi alloggi agli assedianti, come questi avevano cavallerescamente concesso, onde evitare che venissero colpiti dalle bombe: la risposta del duca fu “il mio alloggio è là dove infuria la battaglia”.

Il 17 di giugno Vittorio Amedeo decise di effettuare una sortita per uscire dalla città alla testa di 4.000 cavalieri, intraprendendo delle azioni di guerriglia nei territori abitati dalla comunità valdese verso la quale negli anni precedenti aveva dimostrato tolleranza garantendosene la fedeltà.Nel frattempo le operazioni di assedio continuavano, con i continui bombardamenti sulla città, ma soprattutto con la lotta sotterranea tra gli assedianti, che cercavano di entrare in città tramite lo scavo di gallerie, e i difensori che le facevano esplodere causando al nemico ingenti perdite; e quando i francesi venivano intercettati dai soldati sabaudi in quei cunicoli appena illuminati dalla fioca luce delle torce, allora si accendeva una lotta feroce in spazi ristretti, con pistolettate e colpi di moschetto sparati a bruciapelo, e feroci scontri corpo a corpo con colpi di piccone e pugnale, inseguendosi e fuggendo come gatti e topi a metri di profondità sotto la superficie.

Intanto la situazione per Torino andava facendosi via via sempre più disperata: i viveri scarseggiavano, così come le munizioni e la polvere da sparo, mentre i franco-spagnoli erano ormai a ridosso delle mura e potevano piazzare la loro artiglieria a distanza ravvicinata; a tenere viva la volontà dei difensori e dell'ormai estenuata popolazione era la speranza dell'arrivo dell'esercito imperiale guidato dal principe Eugenio.

Nel prossimo articolo continueremo a seguire le epiche gesta dell'esercito sabaudo e dell'eroica popolazione torinese in quella lotta per la sopravvivenza del Ducato di Savoia, della sua captale e della dinastia sabauda.

Marco Ammendola


Nell'immagine: Vittorio Amedeo II

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