Venerdì, Giugno 22, 2018

pietro miccaNello scorso articolo abbiamo parlato dell'assedio di Torino del 1706, episodio bellico che si inquadra nella Guerra di Successione Spagnola, che vedeva l'esercito franco-spagnolo assediare la città piemontese a partire dal maggio dello stesso anno; abbiamo poi visto come i difensori della capitale del Ducato di Savoia di Vittorio Amedeo II abbiano efficacemente contrastato i tentativi portati avanti dagli assedianti di scavare delle gallerie di mina per far crollare le mura a difesa della città. Proprio mentre i soldati sabaudi e i loro nemici si battevano accanitamente a metri di profondità sotto la superficie della città, si svolse l'episodio che vide protagonista un personaggio che tutti abbiamo sentito nominare: stiamo parlando dell'eroe Pietro Micca.

Pietro Micca era nato a Sagliano, in provincia di Biella, il 6 marzo del 1677; era di umili origini (suo padre era un muratore), nel 1704 si era sposato ed aveva poi avuto un figlio nato in quello stesso 1706 in cui si svolsero gli avvenimenti di cui stiamo raccontando. Micca svolgeva la professione di minatore e come tale fu arruolato nell'esercito sabaudo, tra le cui file il futuro eroe si batteva assieme ai suoi compagni nella terribile guerra sotterranea contro i francesi assedianti la capitale del ducato; nella notte tra il 29 ed il 30 agosto del 1706 si svolse l'episodio che farà del nostro protagonista un eroe di cui si parlerà nei libri di storia.

Alcuni granatieri francesi erano riusciti ad accedere ad una di quelle gallerie di contromina che erano poste a difesa sotterranea di Torino, sopraffacendo le sentinelle e tentando di sfondare una delle porte che conducevano all'interno; e Micca era proprio di guardia a quella porta assieme ad un commilitone. I due soldati piemontesi decisero che l'unico modo per impedire ai francesi di irrompere attraverso la porta fosse quello di far crollare la galleria, facendo esplodere un barile di polvere da sparo; Micca ed il suo compagno presero quindi un barile contenente 20 chili di polvere e predisposero quanto necessario per allestire la mina. Posizionato il barile, Micca fece allontanare il suo compagno ed accese la miccia, volutamente corta per non correre il rischio che i francesi irrompessero attraverso la porta prima che la mina fosse esplosa ed avesse fatto crollare la galleria; Micca diede quindi fuoco e si allontanò per mettersi in salvo. Purtroppo però il valoroso minatore-soldatonon fece in tempo ad allontanarsi a sufficienza e fu travolto dall'esplosione venendo scaraventato contro una parete ad una decina di metri di distanza, morendo sul colpo all'età di ventinove anni; di lì ad un mese suo figlio avrebbe compiuto un anno. I soldati francesi rimasero seppelliti sotto le macerie della galleria crollata ed il loro tentativo di irrompere all'interno fallì.

Vittorio Amedeo II fece poi avere alla vedova del valoroso soldato una ricompensa di due pagnotte al giorno, ossia l'equivalente della razione giornaliera per un soldato dell'esercito sabaudo; può sembrare poco, ma in quelle circostanze era quanto fosse possibile concedere: la guerra era stata enormemente dispendiosa, gran parte del ducato era invasa dal nemico, e le casse dello stato erano vuote.

L'eroico sacrificio di Pietro Micca si inserisce quindi in quella durissima guerra sotterranea di mina e contromina che, come abbiamo detto, vedeva assedianti ed assediati battersi nelle profondità delle gallerie poste sotto le mura di Torino; pochi giorni dopo quell'episodio che consacrerà Micca a grande eroe per il suo paese, si svolgerà la battaglia che deciderà le sorti di Torino e l'esito dell'assedio dell'ultima piazzaforte sabauda rimasta, in quella guerra che segnerà i destini del casato dei Savoia, e che assegnerà loro un ruolo da protagonisti nelle vicende italiane per i successivi due secoli.

Vedremo lo svolgimento e le conseguenze della battaglia per Torino nel prossimo articolo.

Marco Ammendola

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