Mercoledì, Dicembre 12, 2018

daniela cavalliniCarissimi Amici, carissime Amiche, come ogni anno, siamo giunti al momento pre-natalizio e, puntualmente, molti affermano: “vorrei che fosse già il 7 gennaio”.

Un’identica espressione per manifestare sia uno stato di disagio correlato alle convenzioni sociali sia alla tristezza che pervade chi ha perduto persone care o vive situazioni angoscianti.

In effetti, la tradizione c’impone lo scambio di doni, l’incontrare parenti ed amici e, per chi svolge un’attività commerciale, è d’obbligo anche la visita ai clienti più importanti, ovvero un’ incombenza che si aggiunge allo stress per il raggiungimento del target annuale.

Una stressante concentrazione d’impegni s’impadronisce del nostro tempo, in un susseguirsi di “stasera voi da noi e domani noi da voi e poi tutti insieme da loro”; “cosa regalo a… “ vedi lista più o meno lunga che, comunque, ci costringe ad affrontare code nei negozi oltre al traffico cittadino che ogni anno è sempre più intenso.

Ma, se anche abbiamo imparato ad essere previdenti, acquistando i regali di Natale in anticipo, ancora non basta. No, non basta! Oltre agli oneri descritti, si aggiungono: “cosa mi metto stasera?” con conseguenti elucubrazioni del genere “questo abito l’ho indossato dai Rossi e non posso indossarlo dai Bianchi perché ci saranno anche i Rossi, ommioddio… non ho nulla da mettermi!”. Non importa se l’armadio è riccamente fornito, quel che conta è la nostra sensazione ed inevitabilmente si corre in centro per acquistare “al volo” abiti nuovi, prive del piacere per lo shopping, bensì con l’assillo perché “accidenti è tardi!!”.

“Dramma” non trascurabile, recarsi di corsa in banca per accedere alla cassetta di sicurezza. Bando alla coda – non hanno ancora inventato il ritiro virtuale – ci pare indispensabile sfoggiare quel meraviglioso bracciale/collier/orecchini/anello, tanto prezioso quanto impegnativo… una sorta di “ora o mai più”.

E vogliamo parlare del panico che ci sovrasta quando, a fronte di un invito dell’ultimo minuto, il nostro parrucchiere/estetista/manicure, alla richiesta di un appuntamento urgente, ci risponde “no, signora, oggi e domani sono occupato”?

Questo per quanto riguarda l’essere invitate. Tuttavia, quando siamo noi ad invitare a casa nostra, a tutto quanto elencato, si aggiunge l’ansia da organizzazione.

Naturalmente, tra un invito e l’altro, ci sono i litigi con il partner, all’insegna del “ti avevo detto che domani sera siamo dai Tizi, perché ti sei impegnato con i Cai senza avvisarmi? E adesso? Ci pensi tu, io figuracce per la tua solita superficialità non ne faccio”. Ai litigi, segue rabbioso mutismo che, come per incanto, svanisce all’incontro con gli altri ospiti, per riprendere e proseguire alla fine del mondano evento. Quando si dice – e, su questo sono d’accordo - “salvare le apparenze”!

Più ci avviciniamo al giorno di Natale e più si susseguono le pressioni degli amati genitori “quest’anno venite da noi vero?” Qui, vi grazio e non proseguo.

Ultimo breve cenno è dovuto alle manifestazioni di entusiasmo – talvolta in palese contraddizione con l’espressione del viso – riservate all’apertura dei doni: “oh, che bello, grazie!” si esclama, purtroppo magari pensando “accidenti si è sprecata!”

Finora, vi ho elencato – tra il serio e il faceto – una serie di ragioni per invocare l’arrivo del 7 gennaio, ma è inconfutabile che se trasformare in indispensabile l’effimero, rientra nel nostro potere decisionale, desiderare lo scorrimento veloce di questo periodo per la tristezza nel proprio cuore, merita tutta la comprensione possibile. L’euforia delle feste, i canti natalizi di sottofondo in alcune vie della città e le cene di una famiglia ora “incompleta” per qualsivoglia motivo - separazione, dissidi o dipartita di persone care – evocano ed acutizzano l’indicibile sofferenza.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini

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