Lunedì, Maggio 21, 2018

Hai promesso? Mantieni! Carissimi Amici, carissime Amiche, considero "promessa" un termine dolce che riecheggia l'infanzia... Chi non ha detto "prometto che farò il bravo"?!

Sebbene sia inconfutabile il suo significato giuridico, in questa sede scelgo di trattare il valore umano di tale accezione.

Le promesse sono impegni da onorare, sia che si tratti di offrire il  gelato ad un bambino, sia in casi molto più impegnativi.

Deve essere ben chiaro che la promessa detiene intrinsecamente il potere di elargire un'allettante prospettiva, così come può causare sofferenza se non mantenuta oltreché palesare il valore della persona che promette; pertanto, se promettiamo dobbiamo mantenere e nell'incertezza di poter rispettare la promessa, abbiamo il dovere morale di astenerci dal creare illusioni.

Una promessa e' contraddistinta da caratteristiche ben precise: deve essere sincera, attuabile, prevedere una scadenza temporale e soprattutto deve essere plausibile: "ti prometto che guarirai", ad esempio, e' una falsità, seppure espressa con benevole intenzione (come possiamo promettere quello che non dipende da noi?). Ben diverso e' promettere che "farò tutto quanto mi è possibile perché tu possa guarire". Nel primo caso, creiamo - sulla base del nulla - un'illusione, nel secondo, ci stiamo impegnando offrendo sostegno ad una persona malata.

Promettere crea aspettative e non mantenere, nei tempi stabiliti o di relativa immediatezza, quanto promesso - anche non per malafede... magari per mera superficialita' - può arrecare un grave danno emotivo - quando non anche psicologico - soprattutto nell'infanzia. A tale proposito vi riferisco l'esperienza di un mio caro Amico - Brando - (nome di fantasia), ora purtroppo scomparso, che, data l'elevata differenza d'età, ho considerato un secondo padre.

Brando rispecchiava il classico modo di dire "un uomo tutto d'un pezzo": top manager, assertivo e risoluto, professionalmente - ma non solo - insensibile a lusinghe e piagnistei, seppure dotato di umanità. Affettuosamente lo associavo al cane mastino... Sguardo sincero e "muso" da paura... Si', in azienda – per inciso, una multinazionale - lo temevano tutti, ma lo rispettavano perché onesto e, soprattutto, non prometteva nulla che non fosse certo di poter attuare.

Una manifestazione curiosa di Brando, che si rinnovava ad ogni compleanno consisteva nel non voler ricevere regali. Ovviamente, mano a mano che acquisivamo confidenza, gli chiesi il motivo. La sua risposta mi stupì e confermo' quanto ho sopradescritto: "Daniela, odio i regali nelle ricorrenze stabilite e credo che questo derivi dal fatto che fui molto deluso dal mio padrino che, quando ero bambino, in tempo di guerra, mi chiese se per il mio prossimo compleanno desiderassi una penna o l'orologio. Figurati, non credevo alle mie orecchie e immagina con  quanta gioia scelsi l'orologio, tuttavia la sua risposta mi raggelò: bene, Brando, quando sarà finita la guerra te lo comprerò. E concluse con un sorriso che malcelava la commozione, dicendomi "hai capito, sophisticated lady, cresciuta nella bambagia?".

E' facile cedere all'impulso momentaneo, magari dettato dall'emotività situazionale, di promettere, ma il rischio di causare possibili danni, deve indurci ad un'attenta e simultanea valutazione relativa al nostro impegno che, una volta dichiarato, diviene inderogabile.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini

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